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L’arte di trasmettere la passione per la danza ha un nome e cognome: Vera Giannetto

Dopo la “Giornata Internazionale della Danza”, la redazione di Salento Flash ha intervistato Vera Giannetto, direttrice artistica del Belletto del Salento con sede a Trepuzzi in via Regina Elena 89.

Nei giorni scorsi è ricorsa la “Giornata Internazionale della Danza”. Cosa rappresenta per lei il mondo della danza?

“Il mondo della danza è una delle forme più affascinanti di comunicazione pura, attraverso la danza il linguaggio umano smette di essere verbale e diventa viscerale. La danza è un’applicazione sublime di leggi fisiche. È il corpo che sfida la gravità. La capacità di trovare un equilibrio perfetto. Il disegno di linee invisibili nello spazio che l’occhio umano percepisce come armonia. C’è qualcosa di profondamente magico nel trasmettere un’emozione semplicemente attraverso la tensione di un muscolo o la direzione di uno sguardo. La danza abbatte le barriere linguistiche ed è l’unica arte in cui noi stessi siamo la materia di cui è fatta. E per quanto la tecnologia possa avanzare, l’emozione che scaturisce da un corpo in movimento rimane irripetibile e profondamente emozionante. La mia sfida pedagogica nell’insegnamento della danza classica e contemporanea, mi consente di scardinare il pregiudizio che il classico sia “chiuso” e il contemporaneo sia “senza regole”. Un allievo che studia con me impara che la danza classica è la chiave per aprire le porte del contemporaneo. Più il corpo è disciplinato nel classico, più è libero di osare nel contemporaneo senza farsi male grazie ad una consapevolezza superiore. Da un lato, il rigore, la purezza la precisione millimetrica e la ricerca della perfezione formale, dall’altro, l’energia e la libertà della danza contemporanea”.

Cosa rende la danza diversa da altre forme d’arte?

“La danza occupa un posto unico nel panorama artistico perché è l’unica disciplina in cui l’opera e l’artista sono fisicamente la stessa cosa, il corpo stesso del danzatore diventa arte che vibra nel tempo. lo spettatore non guarda un oggetto, ma un essere umano che si fa arte in tempo reale”.


In che modo la danza influisce sul benessere mentale?

“La danza è una delle attività più complete per il cervello umano. Poiché combina l’esercizio fisico, la coordinazione ritmica, la memoria e l’espressione emotiva. Crea un impatto multisensoriale che poche altre discipline riescono a eguagliare. Per coloro i quali faticano nella comunicazione verbale, la danza offre uno sfogo sicuro per espettorare emozioni represse, riducendo il carico emotivo interno. Inoltre La danza trasforma il rapporto con il proprio corpo. Cerco da sempre di comunicare ai miei allievi di distogliere la concentrazione dall’apparenza corporale, fisica, l’allievo si deve concentrare su cosa il corpo può fare. Questo sposta l’attenzione dal giudizio estetico alla padronanza fisica. Riuscire a eseguire un passo difficile dopo settimane di studio genera un senso di competenza che si riflette positivamente sulla fiducia in se stessi anche fuori dalla sala danza”.

⁠Come aiuta gli allievi a superare la paura di esibirsi?

“La paura spesso nasce dall’incertezza. Bisogna far capire all’allievo che è fondamentale spostare il focus dal “Guardatemi, sono bravo” al “Guardate cosa vi sto raccontando”, che se un equilibrio fallisce, l’opera non è distrutta. La capacità di recuperare con grazia è ciò che distingue un artista da un esecutore. Cerco di spiegare ai miei allievi che la sua danza è un regalo per chi osserva, che si esibisce per essere ascoltato”.

Qual è la sfida più grande nell’insegnare danza oggi?

“La sfida è insegnare la pazienza. In un’epoca di gratificazione istantanea, dove un video di trenta secondi su un social sembra decretare il successo, non è cosa facile convincere l’allievo che la bellezza risiede nel “lento divenire”. Insegnare che un tendu perfetto richiede anni di devozione è un atto di resistenza culturale. Bisogna trasformare la noia della ripetizione nel piacere della scoperta. L’allievo di oggi vive immerso in immagini di corpi filtrati e prestazioni sovrumane modificate dalla tecnologia. La sfida è riportarli alla realtà fatta di stanchezza, di limiti fisici, ma anche di una vibrazione che nessuno schermo potrà mai replicare. Far comprendere loro che è importante amare il proprio corpo come uno strumento vivo, e non come un’immagine da postare. Amare la danza significa dedicare ogni energia a un’arte e vederla fiorire eternamente nel carattere di chi la pratica. Per me in questi quasi quarant’anni di insegnamento la danza non è stata solo una carriera, ma una vocazione. Vedere un allievo che un tempo muoveva i primi passi incerti alla sbarra diventare oggi un professionista affermato è la forma più alta di gratitudine che la vita possa restituire. È accorgersi che quel “fuoco” che ho alimentato con tanta cura ora illumina i palcoscenici del mondo. Ma la gioia più sottile, forse la più profonda, sta in coloro che hanno intrapreso strade diverse: professionisti in altri campi che però camminano nel mondo con la schiena dritta, la disciplina nel cuore e un’eleganza interiore che solo la danza sa forgiare. In questi quasi quattro decenni, non ho solo cercato di insegnare a tendere un piede o a chiudere una piroetta , ma a resistere, a cadere con grazia e a rialzarsi con dignità. Ho spiegato loro che la sala è un luogo sacro dove la fatica diventava bellezza e il sacrificio si muta in libertà Oggi, guardando indietro, non vedo solo coreografie o saggi, ma una costellazione di vite che portano in sé un riflesso della mia passione. È questa la mia vera opera d’arte: non un balletto finito, ma un movimento continuo che continua a vibrare attraverso i corpi e le anime di chi ho avuto il privilegio di crescere come artista e come individuo È un privilegio raro, un orgoglio vero e una soddisfazione grande poter dire di aver contribuito a formare non solo artisti, ma esseri umani integri”.