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60.000 assistenti civili per sostenere i comuni: arriva il bando. Salvemini: “Ben venga ma ci sia responsabilità individuale”

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60.000 assistenti civili per sostenere i comuni: arriva il bando. Salvemini: “Ben venga ma ci sia responsabilità individuale”
maggio 25
10:07 2020

Inoccupati, cassintegrati o percettori del reddito di emergenza o di cittadinanza potranno partecipare al reclutamento di 60mila volontari assistenti civili per aiutare i comuni nella lotta al distanziamento sociale. Ad annunciare l’arrivo del nuovo bando della protezione civile sono stati il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e il presidente dell’Anci , Antonio Decaro, sindaco di Bari.

Il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, commenta così la notizia: “E’ certamente utile – per i comuni – l’iniziativa di arruolamento volontario di 60.000 assistenti civici per aiutare i comuni nella gestione dell’emergenza epidemiologica.
Come ha giustamente ricordato Antonio Decaro a nome di ANCI, il corpo della Protezione Civile si è rivelato fondamentale per fare fronte ai tanti servizi attivati in questi mesi:
assistenza ad anziani soli e a cittadini sottoposti a quarantena, consegna buoni spesa, gestione centri raccolta alimentare, fornitura mascherine alla cittadinanza, controllo accessi parchi, utilizzo droni per il controllo del territorio; ed ora – probabilmente – anche servizi di assistenza sulle spiagge libere.
Sono attività che si sta continuando comunque a garantire, stante la permanenza dell’epidemia e dell’emergenze economica e sociale.
ben vengano quindi i circa nuovi 100 volontari che potrebbero decidere di impegnarsi a Lecce per darci una mano: ne abbiamo comunque tanto bisogno.

E’ bene però precisare – per evitare incomprensioni future – che l’osservanza del “divieto di assembramenti di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico” non può essere delegato a questi nostri concittadini volontari perché trasferiremmo loro una responsabilità che realisticamente non possono assumersi.

Sul punto c’è da essere chiari:
nel momento in cui si è deciso di correre il rischio della ripresa delle attività economiche, produttive e sociali non è immaginabile controllare i movimenti – tutti autorizzati – di 60 milioni di italiani nelle rispettive città.
le nostre forze di polizia non sono nelle condizioni di essere ovunque nello stesso momento.

Stiamo vivendo una fase dell’emergenza – al pari di tanti altri Paesi – che fa leva da una parte sulla informazione, sensibilizzazione, raccomandazione alla cittadinanza; e dall’altra sulla responsabilità individuale.
che potrà durare fino a quando la curva epidemiologica ce lo consentirà, speriamo a lungo.
chiamare agenti in divisa o volontari in pettorina a fare rispettare il divieto di assembramenti è come voler svuotare il mare con un cucchiaio.

del resto come istituzioni abbiamo anche la responsabilità di un messaggio chiaro al Paese.
se stabiliamo sostegni alle attività economiche e produttive e incentivi al turismo; se programmiamo riapertura mobilità regionale e frontiere nazionali; se promuoviamo il messaggio di venire in vacanza in Italia non possiamo mostrarci impauriti che piazze, strade, spiagge si riempiano di vita.
pensiamo forse che i turisti verrebbero in Italia per rimanere chiusi in albergo?

andiamo avanti, uniti,
attenti a misurare andamento dei contagi e dei ricoveri.
e pronti ad assumere iniziative conseguenti, qualora dovessero aumentare.
nel frattempo convinciamoci che il ritorno alla vita nelle città è quel rischio che s’è deciso consapevolmente di voler affrontare pur di non costringere il Paese ad una ancora più gravosa crisi economica e sociale”.

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