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“La classe. Docupuppets per marionette e uomini” al Teatro Comunale di Novoli

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“La classe. Docupuppets per marionette e uomini” al Teatro Comunale di Novoli
novembre 22
08:42 2019

Sabato 23 novembre (ore 21 – ingresso 10/8 euro) riparte la stagione del Teatro Comunale di Novoli, in provincia di Lecce, promossa dalla Residenza teatrale “Passi comuni” di Factory Compagnia transadriatica Principio Attivo Teatro con Comune di NovoliRegione Puglia Teatro Pubblico Pugliese. In scena “La classe” di Fabiana Iacozzilli, atteso spettacolo divenuto un vero caso teatrale nell’ultima stagione. Un docupuppets per marionette e uomini che affronta con questo inusuale linguaggio scenico, la rielaborazione del dolore e quanto questo incida nella trasformazione di ciò che si diventa crescendo. In scena i performer Michela AielloAndrei BalanAntonia D’AmoreFrancesco Meloni e Marta Meneghetti.

«Dal 1983 al 1988 io e altre trenta anime siamo stati gli alunni di una classe elementare in un istituto gestito da suore e che oggi ospita una casa per ferie. L’Istituto portava il nome di Suore di Carità», ricorda Fabiana Iacozzilli. «La nostra unica maestra, anche lei suora di carità, era Suor Lidia ed è morta più di vent’anni fa. Non è stato mai facile per me raccontare gli anni trascorsi in Istituto e la rigidità dell’educazione alla quale ci sottoponevano. A distanza di trent’anni ho deciso che avrei realizzato uno spettacolo a partire da quei ricordi e mi sono messa alla ricerca dei miei ex compagni, ritenendo indispensabile ricreare quella “comunità” con la quale ho condiviso l’esperienza in questione. Per iniziare a ricomporre i tasselli della “storia” li ho intervistati, ponendo loro domande molto semplici: “Com’era Suor Lidia?”; “Cosa ti ricordi di lei?”; “Ti ricordi cosa accadeva in classe?”; “Sei stato felice quando è morta?”», prosegue. Parallelamente al lavoro sulle interviste Fiammetta Mandich ha realizzato dei fantocci/burattini a immagine dei compagni di classe, per far interpretare loro gli episodi vissuti tra i sei e i dieci anni di vita. «Da questa prima fase d’elaborazione dei materiali è emerso lo spettacolo: un docupuppets fatto da pupazzi e da uomini, ma anche un rito collettivo in bilico tra La “Classe morta” di Kantor e “I cannibali” di Tabori in cui l’adulto rilegge i ricordi di un’infanzia vissuta nella paura di buscarcele, interpretati da pupazzi in mano a un misterioso deus ex machina. Questi ricordi/pezzi di legno, bambini ridotti a marionette, fantocci di gioventù morte, impotenti e manipolati come oggetti, si muovono senza pathos su dei tavolacci che ricordano banchi di scuola, tavoli da macello o tavoli operatori di qualche esperimento che fu. Intorno silenzio», continua la regista. «Solo rumori di matite che scrivono e di compagni che respirano. E poi rumori di gessi che si consumano scrivendo dettati alla lavagna. I genitori sono assenti. Non pervenuti. I genitori sono solo disegnati su un cadavere di lavagna ma poi ben presto cancellati. Nel silenzio dei loro passi, questi corpicini di legno si muovono in un Mondo-Suor Lidia che pure Dio abbassa lo sguardo quando la vede. Suor Lidia, unica presenza in carne ed ossa, figura viva di donna o uomo in mezzo a tutti questi oggetti, sfugge alla vista di pupazzi e pubblico. Ne possiamo sentire i passi, vedere le mani, cogliere nel buio qualche tratto, sentire l’odore del suo sigaro magari. Sentiamo che ci fa paura, che in fondo, nel fondo più fondo di ognuno di noi, pubblico pupazzo performer tecnico tavolo o compagno di classe, lei è generatrice di paura». In questa riflessione sul senso profondo del ricordo, in questa ricerca di pezzi di memorie andate, i compagni hanno aiutato l’autrice a trovare una rotta e, infine, a comprendere la natura del lavoro. «La Classe ha trovato il suo vero significato nel momento in cui ho rinunciato a quello che volevo raccontare in origine e mi sono messa in ascolto della materia che stavo indagando. A quel punto è emersa una domanda, la domanda intorno alla quale lo stesso spettacolo s’interroga: “che cosa ci facciamo con il dolore?”; “cosa ogni essere umano è in grado di diventare a partire dal proprio dolore?”».

La rassegna teatrale proseguirà sabato 7 dicembre (ore 21) con lo spettacolo Preghiera del mattino con Silvia Lodi per la drammaturgia di Valentina Diana e la regia di Giuseppe Semeraro, e sabato 14 dicembre (ore 21) con A 2 passi di Gennadi Bogdanov con Marcelo Bulgarelli e Claudio Paternò.

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