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Lecce2019: il perché della bocciatura della Commissione esaminatrice

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novembre 21
12:14 2014

Carlo Salvemini, esponente di Lecce Bene Comune, ha pubblicato le motivazioni della Commissione che ha valutato le sei città finaliste candidate al titolo di Capitale Europea della Cultura 2019.

“In sintesi non ce l’abbiamo fatta perché:
1. non è stato compreso il senso del progetto dell’Accademia Europea del Potenziale Umano;
2. non si è ben compreso quale fosse l’eredità lasciata alla città dal progetto”, dichiara Salvemini aggiungendo la sua traduzione delle motivazioni.

“La commissione ha apprezzato la coerenza del progetto con i piani di lungo termine della città (incluse le iniziative di Smart City, i piani sull’energia sostenibile e il piano sociale locale). E’ stata confortata dal fatto che questa fosse la prima volta che la città avesse formalizzato uno sviluppo culturale di lungo termine al di là del patrimonio culturale ereditato. Gli obiettivi di CEC basati sulle Utopie erano stimolanti e caratterizzati dall’implicare un alto grado di cambiamenti nei comportamenti, specialmente nel guadagnare la fiducia attraverso la partecipazione e la ricerca di una nuova cultura delle relazioni.

La commissione ha gradito il forte appoggio e la partecipazione attiva della regione Puglia, della città di Brindisi e degli 80 dei 127 comuni. Ha notato la sezione del bidbook che indicava che erano in corso gli accordi per un finanziamento regionale a prescindere dall’esito della competizione; una chiara dimostrazione della centralità attribuita alla cultura come settore guida per il cambiamento in una comunità.
Il programma è costruito intorno all’Accademia Europea del Potenziale Umano e alle derivanti otto Utopie. La commissione ha fatto fatica a comprendere le relazioni e le interazioni della struttura e ha percepito che potesse essere troppo complicata per essere riconosciuta dal pubblico e per una politica di marketing sia a livello locale sia a livello internazionale.

La commissione ha riconosciuto la natura fortemente partecipativa della candidatura, evidentemente un punto di forza della candidatura stessa e molto coerente con l’obiettivo di guadagnare fiducia. Questo alto livello di partecipazione é ulteriormente rafforzato dall’enfasi sul processo nello sviluppo del programma. La commissione é stata molto colpita dall’inclusione dei diversamente abili nel programma e dalla presenza del tema dell’accessibilità (interpretata in molti modi) nell’intero programma e non come questione separata. Nel complesso la commissione ha ritenuto che la candidatura abbia considerato i criteri del coinvolgimento dei cittadini in maniera molto forte e positiva e che questo andasse di pari passo con gli obiettivi relativi alla fiducia.

La commissione ha avuto l’impressione che le questioni di ciò che il programma lascia in eredità alla città fossero delineate meno chiaramente nel bidbook e nella presentazione (…)
I finanziamenti proposti sono oculati sia per il settore pubblico sia per il settore privato. La commissione ha notato l’innovazione rappresentata dal social bond, un uso di uno strumento finanziario normalmente non associato al settore della cultura.”

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