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Da Antonio a Tonino. La mostra sulla vita del vescovo della pace a Sant’Antonio al Fulgenzio di Lecce

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Da Antonio a Tonino. La mostra sulla vita del vescovo della pace a Sant’Antonio al Fulgenzio di Lecce
giugno 12
17:17 2018

Si conclude domani la mostra “Made in Molfetta” sull’esperienza di vita, il magistero, il pensiero del servo di Dio don Tonino Bello, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi. La mostra, realizzata dai seminaristi del Seminario Regionale Pio XI di Molfetta in occasione della visita di Papa Francesco ai luoghi del vescovo alessanese, è stata apprezzata dai frati minori di Lecce che hanno convintamente ritenuto opportuno allestirla presso la Pinacoteca d’Arte Francescana “Roberto Caracciolo” della chiesa di Sant’Antonio al Fulgenzio di Lecce. Un’esperienza resa volutamente possibile in occasione della Trecidina che prepara alla celebrazione della festa di Sant’Antonio di Padova così da celebrare il Santo e la sua vita leggendo in filigrana la santità di mons. Bello.

Un’occasione per imparare dal magistero di un pastore salentino che – affermano i frati minori – di Antonio di Padova non porta solo il nome ma ne condivide la vocazione.
Quattordici i pannelli che permettono al visitatore non solo di leggere dei semplici testi e di guardare delle fotografie ma di fare un vero e proprio viaggio esperienziale.
E’ ciò che permette la modalità di realizzazione dei pannelli: raggruppati per sei temi che hanno maggiormente caratterizzato la vita e le opere di don Tonino: la società con riferimento alla marcia su Sarajevo compiuta eroicamente dal vescovo di Molfetta già allo stremo a causa del male incurabile che di lì a poco lo avrebbe spento, lo stupore di sentirsi amati da Dio e quindi chiamati, la missione del quotidiano, la cultura non élitaria, il dialogo con le altre confessioni cristiane e non, la cura del Creato. A questi temi corrispondono foto inedite, elementi plastici che mediante il loro utilizzo permettono al visitatore di sentirsi protagonista, coinvolto nella stessa missione di don Tonino Bello. Non lasciano indifferenti alcune delle sue parole e gesti che sono la cifra del suo episcopato: “Perdonaci, fratello marocchino. Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha … il colore della tua pelle”. La consapevolezza di dover amare tutti il vescovo santo la percepisce nella vocazione di Dio per ogni persona umana; per questo afferma: “Gli stai a cuore, non c’è dubbio. In una turba sterminata di gente risuona un nome: il tuo. Stupore generale. A te non aveva pensato nessuno. Lui SI!”. Non esisteva per lui alcuna giustificazione quando della diversità se ne faceva motivo di contesa: il fondamento di tale diversità è la Trinità che è “convivialità delle differenze”.
L’invito è soprattutto per i giovani, alba di un futuro radioso, di mordere la vita e di incendiare il mondo, di non chiudersi in se stessi, perché i “i carboni divampati nella giovinezza” possano essere calore accogliente per gli adulti.
Una vita quella di don Tonino Bello, servo di Dio, che è stata una luce intensissima, forse passata veloce e breve come una cometa ma che rimane come tesoro prezioso che arricchisce, come seme nella terra che la spacca per far nascere i germogli di una nuova umanità. Il vescovo alessanese non ha fatto scintille ma è stata luce senza infingimenti e vanitosi affaccendamenti per predisporsi ai movimenti ondulatori dei turiboli di questo mondo perché nessuno ha “il compito nella vita di fare scintille, ma di fare luce. Questo è diverso. Molti sono preoccupati di fare scintille nella vita, fare faville, guizzare in modo che gli altri si accorgano della loro presenza”. La mostra che si chiuderà domani, ed è ancora visitabile dalle 18 alle 20.30, vuol testimoniare che nel mondo, nella Chiesa, una luce, riflesso della luce di Dio, c’è stata ed ha un nome e un cognome: Tonino Bello; ed ha degli occhi, i suoi e nei suoi quelli di Dio.

Simone Stifani

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